Educazioni in comune: docenti protagonisti di un nuovo modo di fare formazione

La scuola di oggi non richiede solo la trasmissione di nozioni, ma la capacità di costruire relazioni, gestire emozioni e creare contesti inclusivi. La scuola può essere paragonata a un caleidoscopio perché è un ambiente complesso e in continuo movimento: classi numerose, studenti con bisogni, storie e ritmi diversi, molti adulti coinvolti (docenti, educatori, personale specializzato e non), spazi, regole, progetti, stimoli continui. Tutto cambia rapidamente, come le figure di un caleidoscopio che si trasformano a ogni minimo spostamento. In mezzo a questa ricchezza di scambi relazionali, che è anche una grande potenzialità — c’è però il rischio di restare abbagliati dalla quantità: dalle urgenze organizzative, dai numeri, dalle prestazioni, dalle procedure, dalle luci “forti” che attirano l’attenzione. E così può succedere di perdere di vista ciò che è davvero importante: la persona dietro lo studente, la relazione educativa, i tempi di crescita, l’ascolto, il senso profondo dell’esperienza scolastica.

È da questa consapevolezza che nasce il percorso di Formazione Insegnanti Uniamoci, coordinato da Uniamoci Aps, in partenariato con Retake.

Non si tratta infatti del canonico corso di aggiornamento teorico pensato per gli insegnanti. Questo progetto ha scelto una strada diversa, coraggiosa e necessaria: portare l’educazione, soprattutto quella non formale tra i banchi di scuola, rivolgendoci proprio ai docenti, per sostenerli ed aiutarli a mettere in luce aspetti importanti delle relazioni educative, secondo alcune “based evidence” dei nostri tempi, e per fornire alcuni strumenti di transito verso un ruolo più flessibile, quello del facilitatore di crescita.
Spesso, quello che ci hanno raccontato gli insegnanti rispetto al mondo della formazione si è trasformato per loro in un’attività noiosa, mnemonica e passiva che lega il docente ad esercizi puramente teorici. Il Progetto Uniamoci ha ribaltato questo paradigma.
La formazione è stata costruita come un processo di apprendimento attivo, basato sull’esperienza e sul lavoro diretto già in buona parte svolto contestualmente con gli studenti della stessa scuola in cui abbiamo lavorato.

L'obiettivo? Fornire strumenti non solo "studiati", ma testati e validati. Non si insegna solo il "cosa", ma il "come" e il "perché" fare determinate attività, rendendo le pratiche dell'educazione non formale integrabili e trasferibili nella didattica formale di tutti i giorni.

L'elemento più distintivo e potente di questo percorso è stato il coinvolgimento emotivo degli insegnanti, durante le formazioni, con l’obiettivo di trasmettere non soltanto contenuti e strumenti con chiari riferimenti metodologici come lo sono: il coaching per le competenze o l’animazione socioeducativa e riuscire a farli propri, per poterli sperimentare a loro volta.

Il lavoro formativo svolto dagli insegnanti è partito dal loro stesso ambiente di lavoro. Abbiamo messo in luce quali fossero le dinamiche della classe, ed ai docenti è stato chiesto durante la presenza degli educatori alle attività di presiedere e se volessero coinvolgersi nel ruolo di insegnante (dare contributi e cornici di riferimento). Invece, durante la formazione agli insegnanti veniva richiesto loro un certo decentramento, togliere le vesti istituzionali e di "mettersi in gioco" in prima persona.

Durante i moduli sull'educazione emotiva, gli insegnanti hanno partecipato alle stesse attività esperienziali proposte agli alunni, condividendo parti di sé. Questa metodologia incarnata ha permesso loro di sperimentare sulla propria pelle le dinamiche relazionali, sviluppando una comprensione autentica di ciò che vivono i loro studenti, intuendo a loro volta che canale utilizzare per arrivare agli stessi.

Gli insegnanti sono stati coinvolti prima nell’esplorazione di otto moduli esperienziali sulle competenze sociali, emotive e digitali.

Il percorso si è articolato così in 8 moduli tematici con incontri pomeridiani di 3 ore, progettati per promuovere quelle soft skills oggi indispensabili per una convivenza scolastica serena e inclusiva, soprattutto capace di leggere fenomeni complessi e stratificati e poter intervenire laddove possibile con sensibilità e lavoro di squadra.

Alcuni temi trattati:
  • Autoconsapevolezza ed espressione emotiva: Imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni.      
  • Empatia: La capacità di vedere il mondo con gli occhi dell'altro.     
  • Relazioni sociali: Come chiedere aiuto, costruire e mantenere amicizie. 
  • Gestione del conflitto: Strategie per gestire comunicazioni difficili e conflitti offline. 
  • Identità: Riflessioni sulla costruzione del sé.
Dietro l'approccio esperienziale vi è una solida base teorico-pratica. Il progetto attinge a riferimenti fondamentali come dicevo dal mondo Coaching delle competenze e delle abilità sociali e l'Animazione socioeducativa giovanile, insieme queste due metodologie riescono ad accrescere la consapevolezza delle proprie risorse nei giovani e nei loro insegnanti, avvicinando i due mondi apparentemente lontani e totalmente asimmetrici, realizzando l’obiettivo da entrambe le parti di lavorare con un atteggiamento proteso al gioco e allo sviluppo di soft skills e competenze utili.

Questi pilastri hanno permesso di arricchire il ruolo dell'insegnante: guardandolo con occhi nuovi non più solo per come ce lo rappresentiamo comunemente ovvero trasmettitore di sapere, bensì come un vero e proprio facilitatore capace di accompagnare il gruppo classe in un percorso di maturazione emotiva e civica.

Conclusione

Il Progetto Uniamoci dimostra che una scuola diversa è possibile. Una scuola dove l'educazione formale e quella non formale si intreccino, dove l'apprendimento passa attraverso l'esperienza, la conoscenza di nuove pratiche come quelle basate sull’orientamento, l’outdoor educational, cittadinanza attiva, pulizia e giardinaggio, dove gli insegnanti prendono coraggio, acquisiscono nozioni, sviluppino abilità e quindi anche strumenti per educare non solo le menti, bensì mettendosi in gioco con il far pratico!

Davide Martino 
Educatore




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