Pulizia e Giardinaggio

Cosa c’è dietro delle semplici attività, spesso volontarie, di chi decide di pulire le strade e provvedere al decoro urbano attraverso la piantumazione di piante e fiori?
L’idea di base è riconoscere che il luogo che abitiamo ha dei bisogni, così come li abbiamo noi esseri umani; pertanto siamo chiamati a prenderci cura di uno spazio, di un luogo che inizia dove finisce il mio perimetro, in una messa a comune degli sforzi. Questo implica un nuovo riconoscimento prima di tutto: imparare a osservare il mondo con una lente più ampia, che vada oltre il proprio piccolo orticello. Allora quello spazio più in là magari appartiene sempre a me, a noi tutti.
È da questa idea che nasce il percorso con le scuole di pulizia e giardinaggio, ma anche di urbanismo tattico, per tornare alla cura delle strade e delle piazze. Questa è un’esperienza educativa rivolta agli studenti della scuola secondaria di secondo grado Pietro Piazza e della scuola secondaria di primo grado Scelsa. Parliamo di due interventi rivolti a due quartieri differenti di Palermo: uno afferente principalmente alla zona di Corso dei Mille, l’altro a Villa Grazia di Palermo e dintorni.
Il progetto si è articolato in diversi incontri mensili, di almeno due volte a settimana, alternando momenti di osservazione, progettazione, pulizia e giardinaggio, con l’obiettivo di accompagnare i ragazzi a vivere il quartiere non come uno sfondo anonimo, ma come un luogo da abitare, rispettare e trasformare insieme. Accendere il desiderio della cura degli spazi esterni può essere un’esperienza estremamente difficile per educatori e insegnanti, perché spesso questi incontrano fortissime resistenze da parte dei giovani, che guardano il mondo esterno alla propria casa come qualcosa che non gli compete. Se colti sul fatto di gettare cartaccia, questi rispondono minimizzando l’episodio o dicendo che non lo fanno soltanto loro e invitando a guardare gli altri, in un atteggiamento di fuga e di diffusione delle responsabilità. A pesare ulteriormente sul tentativo di spingere i giovani ad occuparsi del proprio quartiere incidono anche pregiudizi sociali legati a chi di professione si occupa di tenere pulita la città, e l’associazione tra studenti e operatori ecologici, come se fosse un gioco a perdere tempo oppure qualcosa di cui vergognarsi, è sempre dietro l’angolo.
In questi casi è utile diventare degli esempi, motivatori del fare, incoraggiando ad andare contro tendenza e individuando nei gruppi coloro che possono essere riconosciuti come portatori di una certa carica di leadership, capaci di trascinare qualcun altro al lavoro. È chiaro che non tutti hanno le stesse propensioni, per cui diventa importante dividere i ragazzi e le ragazze in piccoli gruppi e assegnare loro piccoli compiti. Qualcuno potrebbe individuare le aree da ripristinare, altri potrebbero zappare, altri ancora estirpare le erbacce con il pavone, e altri seminare oppure munirsi di strumenti come le palette per preparare la terra alla piantumazione. Solo dopo arriverà il momento di creare decorazioni e di innaffiare le piante.
Nel corso degli incontri successivi, le attività di pulizia sono state ripetute nei luoghi scelti direttamente dagli studenti e, infine, nelle aree in cui erano stati realizzati gli interventi di urbanismo. A queste azioni si è affiancato il lavoro di giardinaggio, durante il quale i ragazzi hanno imparato come piantare correttamente: scavando la buca, posizionando la pianta, coprendo e pressando la terra e annaffiando con cura. Mettere le mani nella terra è diventato un gesto simbolico e concreto allo stesso tempo: prendersi cura di qualcosa che crescerà nel tempo, anche oltre la durata del progetto.
Durante tutte le attività sono state rispettate precise norme di sicurezza, che hanno contribuito a rafforzare il senso di responsabilità e di attenzione verso se stessi e gli altri. L’uso corretto degli strumenti, il rispetto delle regole e la collaborazione all’interno del gruppo hanno fatto parte integrante del percorso educativo, insegnando che la cittadinanza attiva passa anche dalla cura e dal rispetto condiviso.
L’impatto di queste esperienze non si è limitato al miglioramento visibile degli spazi. Le strade più pulite, le aiuole curate e gli angoli riqualificati sono stati solo una parte del risultato. Il cambiamento più significativo ha riguardato il modo in cui i ragazzi hanno iniziato a guardare il loro quartiere e se stessi all’interno di esso. Sentirsi protagonisti di un’azione positiva ha rafforzato il senso di appartenenza alla comunità e la consapevolezza di poter contribuire al bene comune, anche quando gli interventi hanno durata temporanea, imparando a tollerare la frustrazione.
Questo tipo di interventi assume un valore ancora più profondo se pensato in relazione agli studenti a rischio di dispersione scolastica. Per molti di loro, la scuola è un luogo distante, percepito come poco significativo o frustrante. Attività come queste, invece, permettono di sperimentare competenza, utilità e riconoscimento. Non si tratta solo di ascoltare o studiare, ma di fare, di vedere un risultato concreto del proprio impegno, di sentirsi parte di un gruppo che costruisce qualcosa insieme, che si adopera per fare, per quel poco tempo che ha, la cosa giusta, la differenza.
Attraverso la cura dello spazio, i ragazzi imparano che anche loro possono lasciare un segno positivo, che la loro presenza conta e che il loro contributo ha valore. Questo passaggio è fondamentale nel contrasto alla dispersione scolastica, perché restituisce senso, motivazione e fiducia, elementi spesso fragili nei percorsi educativi più complessi.
Il progetto si è concluso con la promessa di tornare a parlare di bellezza, di rivederci, raccontarci, trasformare le abilità apprese in competenze di gestione emotiva e sociale.
Educare alla cittadinanza e alla cura dell’ambiente significa, in fondo, educare alla relazione con sé stessi, con gli altri e con il mondo. È in queste esperienze condivise che i luoghi diventano comunità e i ragazzi possono iniziare a sentirsi davvero parte di ciò che li circonda.





